Il rabdomante
Titolo
- Il rabdomante
Anno di pubblicazione
- 1936
Genere
- romanzo
Riassunto
Il romanzo è ambientato nella città di Campostrino, nella fittizia Vallemagna, vicina al litorale tirreno. I valmagnini sono convinti di vivere nella regione più bella del mondo e gli abitanti di Campostrino di essere i discendenti di antiche famiglie nobiliari longobarde. Non esiste ancora né la radio né il cinema e i libri non interessano i valmagnini. Si sono convinti dell’antica prosperità della loro regione, dovuta alle loro miniere straboccanti di argento, rame e ferro ma di cui sono stati deprivati a causa di un cattiva gestione delle società mineraria che condusse alla chiusura delle mine il funesto giorno del 7 aprile 1879.
A Campostrino vive Teresina, accudita dallo zio Squillanti, il farmacista della città, dopo la morte dei suoi genitori. All’inizio del romanzo, la ragazza è diventata una giovane adulta, di “capelli rossi, di sguardo un po’ losco e fosco, e molto carnale, di petto prepotente, d’anche robuste e di vita sottile”. La pelle bianca cosparsa di lentiggine le vale il soprannome di Farina del diavolo. Per la grande disperazione dello zio, le piace sedurre gli uomini nonostante sia fidanzata a Raffaello Macubino – detto Saledolce – figlio dei tenente dell’appalto dei tabacchi e il suo opposto per il carattere e il fisico: “consumato sui libri, lungo, sparuto, dinoccolato, già calvo, miope, bianco e gialliccio fuor che sul cranio, che traspariva dagli scarsi capelli unto e roseo”. Tra i suoi numerosi studi, Saledolce si appassiona di scienze occulte e si mette in testa di restituire la Vallemagna, tramite queste, agli antichi splendori, in particolare grazie all’uso della bacchetta da rabdomante, con la quale si convince di potere trovare filoni di metalli.
Ad agosto, il giorno dell’annuale festa del cocomero, Saledolce invita tutti gli abitanti a radunarsi sul ponte dell’asino morto, dove farà una dimostrazione delle su doti di rabdomante. Davanti alla folla, sale sul ponte, la bacchetta comincia a muoversi e tremare fino a placarsi quando arriva dall’altra parte. Un abitante grida che anche loro vedono l’acqua sotto il ponte e che il rabdomante li sta semplicemente ingannando. La folla si accende e comincia a gettargli bucce di cocomero. Ferito e dato per morto è finalmente evacuato dalla polizia e, offesissimo, decide di lasciare Campostrino per recarsi “in paesi di gente meno ignorante”.
Saledolce passa diversi anni fuori dal paese natio e riesce a far fortuna grazie alle sue competenze di rabdomante, con le quali scopre vari filoni, tra cui anche riserve di petrolio. Manda un bel paio di orecchini alla fidanzata e diversi ritagli di giornali che narrano le sue prodezze agli abitanti di Campostrino. Questi continuano a deriderlo ma intanto cresce tra loro l’invidia. Loro sono sempre più poveri, alcuni scelgono di emigrare come gli altri italiani e si sviluppa la malavita.
Un giorno, mentre Saledolce manca da tra anni, a Campostrino arriva un certo Junipero Cocconcelli, personaggio stravagante, dalle origini incerte, che, con il suo linguaggio ricercato e il suo fascino riesce ad ammagliare i valmagnini. Racconta che in Messico è riuscito a trovar un filone d’oro, il che gli è valso il soprannome di Bonanza, ripreso dai valmagnini. Riesce a conquistare Teresina, con cui inizia una relazione. Avendo saputo che Saledolce voleva restituire alla Vallemagna l’antica prosperità con il ritrovamento delle miniere, Cocconcelli chiede a Teresina di persuadere Raffaello a tornare a Campostrino. Nel frattempo diffonde tra i campostrini l’idea che è stato un errore cacciare fuori Raffaello dal paese e che le sue doti di rabdomante potrebbero essere molto utili per la regione. Lusingato dalle lettere mandategli da Teresina, Raffello accetta di tornare a Campostrino, dove è accolto con grande pompa.
Gli abitanti della Vallemagna, spinti dalle belle parole di Junipero, creano la “Diana della rinascita”, società per ricerche e sondaggi minerari, di cui il sindaco viene eletto presidente dopo che Junipero abbia rifiutato la carica, preferendo la modesta attribuzione di “produttore”. Però propone di aprire una “Banca di Vallemagna” di cui diventa direttore. Vengono anche create diverse società per costruzioni edili, costruzioni stradali, e per la costruzione di un acquedotto. Intanto il rabdomante inizia le sue indagini sul terreno con la fedele bacchetta, ma con ben poco successo.
Gli affari non vanno come si sperava: per un po’ di tempo il contabile della “Diana” riesce a nascondere il fallimento truccando le cifre ma quando capisce che sarà scoperto lascia la Vallemagna. La colpa ricade allora su Raffaello che viene arrestato a casa sua, processato e condannato a dieci anni di carcere. Nel frattempo viene a sapere che il bimbo appena nato da Teresina non è figlio suo come credeva ma del contabile fuggiasco della Diana.
Dopo l’arresto del rabdomante, Junipero convince Teresina di condividere con lui il segreto del rabdomante al quale la donna ha accennato qualche volta. Teresina gli rivela di aver più volte accompagnato Saledolce sulle terre di Tortolicchio, che appartenevano al fu conte Giraudo, e di aver visto lì la sua bacchetta agitarsi in un modo spaventoso. Dalle descrizioni delle donna, Junipero capisce che si tratta di acque solforose sotterranee. Rivende la “Banca di Vallemagna” a un istituto di credito, compra i terreni di Tortolicchio a un prezzo molto scontato e vi apre delle terme alimentate con l’acqua sotterranea scoperta dal rabdomante – e giudicata ottima dagli specialisti per diverse cure – e degli alberghi per ospitare i turisti termali. I diversi stabilimenti impiegano una centinaia di valmagnini e portano non pochi vantaggi al commercio della regione, ridandogliela una certa forma di prosperità.
Invece di Saledolce, non si seppe più nulla. Il narratore formula nonostante tutto il voto che gli abitanti di Vallemagna, così propensi al favoleggiare, ricordino tra l’insieme dei protagonisti di questa storia, la memoria del rabdomante, “com’è giusto che la gloria, se è un sogno, ricompensi la disdetta di coloro che vissero sognando”.
Premi
Premio Viareggio 1936